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Una serata dedicata alla musica israeliana e all’ebraismo

di Web Editor

Una serata estremamente vivace in cui il giornalista e ricercatore musicale Roberto Zadik ha sottolineato lo stretto rapporto fra musica ed ebraismo “presente da sempre dalle preghiere ai canti dello Shabbat” addentrandosi nel sentimento ebraico di alcuni fra i più grandi artisti pop israeliani.

Pia Jarach, vice assessore alla cultura

Il legame fra musica e spiritualità è stato il tema centrale dell’evento su Zoom di Kesher Musica israeliana e ebraismo organizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e introdotto dal vice assessore Pia Jarach che ha sottolineato che “in questo anno molto difficile siamo riusciti lo stesso a lavorare in team ed è stato un lavoro molto stimolante” ringraziando anche il pubblico per la sua partecipazione. “Come assessorato alla Cultura stiamo lavorando sodo e abbiamo in serbo per voi una Giornata Europea della Cultura ebraica veramente entusiasmante e un programma meraviglioso” ha affermato introducendo il giornalista Zadik.

Roberto Zadik, giornalista e autore di Isramix ed Isratour

Ricordando le sue presentazioni nella rassegna di musica jazz contemporanea Aperitivo in Concerto in cui “con conoscenza e passione introduceva i musicisti in programma” e il podcast “trascinante” sulla storia di Israele attraverso alla musica, il vice assessore ha espresso la propria soddisfazione riguardo all’iniziativa. Successivamente il giornalista Zadik ha presentato il suo nuovo ebook Isratour in cui “c’è tutta la storia non solo del nostro popolo ebraico e della società israeliana ma di questo mondo globalizzato attraverso le varie etnie dei cantautori, dai polacchi agli yemeniti, in un libro che è per tutti e non solo per il mondo ebraico”. Ha messo in luce la straordinarietà della musica israeliana, introducendo il rapporto fra i cantautori e l’ebraismo e dedicando la serata a Rav Richetti z’l  “esperto di canti sinagogali” e ad Amit Biran z’l scomparso assieme alla moglie, ai suoi nonni e a uno dei due figli nella tragedia in funivia dello scorso 23 maggio.

Gad Elbaz durante la primaa presentazione

La prima presentazione è stata dedicata al brano Hashem Melech (Dio è il Re del mondo) intonata da Gad Elbaz popstar israeliana di origini marocchine in coppia con il rapper afroamericano diventato ebreo ortodosso Nissim Black. Un pezzo che “affronta in maniera fresca e giovanile un tema fondamentale dell’ebraismo come la Maestà di Dio sul mondo” come ha ribadito Zadik e che con un ritmo da discoteca e il video assai coinvolgente ambientato a New York ha intrattenuto il pubblico.

Secondo brano è stato Mishe maamin (Chi crede) eseguito dalla superstar Eyal Golan, esponente di punta del genere ‘Orientale’ (Mizrahi) “filone di grande successo inaugurato da artisti di origine yemenita come Zohar Argov e Ofra Haza” che “ci parla dell’importanza della fede e di affrontare la vita coraggiosamente confidando in Dio” come ha detto il giornalista. Riassumendo il personaggio di Golan, egli ha evidenziato “la grinta, il carisma e la vena sentimentale” di questo cantautore di origini yemenite e marocchine soffermandosi sull’originalità di questo brano che “affronta brillantemente il tema della fede”. Uno dei titoli più importanti è stato sicuramente Noach (sulla vicenda biblica di Noe) composto da un cantautore “apparentemente laico” come Matti Caspi di famiglia ebraica romena ma nato in Israele “che ha cominciato la sua lunga e luminosa carriera a ritmo Bossa di Nova, genere musicale tipicamente brasiliano con questa canzone con cui rilegge la vicenda di Noè”. Una dimostrazione di come, ha detto il giornalista “l’ebraismo permei la musica israeliana” oltre a “quelle definizioni preconfezionate che spesso dividono chi ci crede e chi non crede”.

Esponente del genere religioso tout court, inaugurato negli anni ‘70 dal cantautore ebreo tedesco Shlomi Carlebach, il cantautore Adi Ran con la sua Mitzva ghedolà lihiot be simchà tamid (Un grande precetto è essere sempre felice) presentato dal giornalista risaltando le doti musicali e chitarristiche di un personaggio molto vitale, capace di “parlare di spiritualità suonando la chitarra come Santana”. Altro cantautore che come Matti Caspi ha segnato la storia musicale israeliana è un “pilastro del rock del Paese” come Shalom Hanochche nel 1985 “ebbe un lampo di religiosità” componendo una canzone sorniona come Aspettando il Messia in cui fra ironia e serietà riflette sull’attesa messianica “in uno dei suoi più grandi successi insieme a Kachà ve kacha (Così e così) e Adam Betoch atzmò (Un uomo dentro se stesso) una ballata in stile introspettivo alla Jason Donovan” come ha ricordato Zadik.

Decisamente interessanti anche brani come David ve Shaul (sulla rivalità fra il Re Davide e Saul) eseguito dal cantautore Ehud Banai del quale il giornalista ha messo in evidenza la curiosa storia “di una famiglia di cantautori di origine persiana come i Banai” dalla quale Ehud “si separò elaborando un percorso tutto suo”. Illustrando in sintesi le differenze fra i vari membri dei Banai, dai cantautori religiosi Meir e Eviatar Banai, a Yuval leader della band reggae dei Mashina fino all’intimista Ehud Banai che si è segnalato per canzoni come questa David ve Shaul “che rilegge l’episodio in salsa moderna e nella quotidianità”.

La copertina del libro Isratour, edita da Librificio

Ultime due canzoni della serata, due brani estremamente poetici come Yetziat Mizraim (sull’Uscita dall’Egitto) della cantautrice di origine irachene Esther “Etti” Ankri e un classico come Al Kol Ele (Ringraziamento a Dio) scritta dalla poetessa Naomi Shemer e rifatto nel 2018 dal cantante Shlomi Shabbat. Riguardo al primo brano, Zadik ha messo in risalto le doti poetiche della Ankri in un “capolavoro dal punto di vista emotivo e ritmico in cui si sentono il profumo dell’Oriente e la conoscenza della Torah da parte di questa cantautrice che si lancia in fantastiche suggestioni”. Sottolineando il “grandissimo lavoro di selezione fra le tante canzoni israeliane che parlano di ebraismo” il relatore ha concluso con Al Kol Ele “una dedica a Dio che nel 1980 scrisse Naomi Shemer in una accorata invocazione, molto in linea con l’ebraismo, che si riveste di grande eleganza poetica” in un canzone “profondamente emozionante” come ha ricordato Andrea Jarach editore di Isramix e di Isratour. Uno dei capolavori della Shemer assieme a Yerushalaim shel Zahav, è la versione di Shlomi Shabbat “molto cinematografica” in un grande raduno organizzato dall’ex presidente israeliano Rivlin per i 70 anni di Israele. In conclusione il vice assessore alla Cultura Pia Jarach ha ringraziato Zadik che “ci ha fatto scoprire un angolo di Israele che non tutti conosciamo, nel parallelo fra musica e spiritualità in una via alla felicità che passa attraverso le canzoni”.

>> A questo link è possibile rivedere l’evento su Zoom

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