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Self publishing. Casi di successo

di Chiara Zaccarelli

Portare a termine la propria opera sembrerebbe la cosa più difficile per uno scrittore agli esordi. Eppure trovare un editor che sia disposto a leggerlo e successivamente una casa editrice che lo pubblichi, può essere molto più logorante che la stesura del libro stesso. Ecco perché oggi sempre più autori, optano per l’autopubblicazione, che in realtà però non è un fenomeno così recente come si potrebbe pensare.

E.L.James, autrice di “Cinquanta sfumature di grigio”

Sapete che cosa hanno in comune Alberto Moravia, Italo Svevo, Jane Austen, Emily Dickinson, Marcel Proust e Virginia Woolf? Si, sono tutti scrittori, e tutti hanno pubblicato nella loro carriera almeno un best seller. Ma forse non tutti sanno, che questi sono solo alcuni dei grandi nomi della letteratura che si sono autopubblicati. Cosa significa? Che hanno deciso di pubblicare il proprio libro autonomamente, ovvero senza il supporto di una casa editrice. Oggi il mercato di quello che in inglese si chiama self publishing, soprattutto grazie alle nuove tecnologie, che hanno reso il processo facile ed economico, è in continua crescita. Si tratta di un’alternativa rapida all’iter di pubblicazione da parte di un editore e in alcuni casi può sfociare in un vero e proprio caso editoriale, capace di scalare le classifiche di vendita. La parola d’ordine è immediatezza: in pochi minuti è possibile caricare il proprio e-book on line, dopodiché i lettori possono cominciare a leggerlo e commentarlo, quasi in tempo reale. Anche nel caso si scelga di stampare il libro su carta, la procedura resta snella e veloce. Sia che si tratti di narrativa, sia di saggistica, pubblicarsi autonomamente significa soprattutto poter scegliere i propri tempi e trovare il proprio spazio, poter sperimentare e comunicare in modo più personale e diretto con il proprio pubblico. In realtà il self publishing non un fenomeno recente, in passato però, le cose non erano così semplici, innanzitutto, non c’era internet, con tutto ciò che comporta, non esistevano i tool di self publishing e il mercato era dominato da potenti case editrici, in grado di fare il bello e il cattivo tempo. L’autopubblicazione era considerata alla stregua di uno stigma. Come dire: “Ha dovuto pubblicarsi da solo perché non ha trovato nessun editore che volesse investire tempo e denaro nel suo libro”.

Una targa commemorativa nella casa in cui vissero Leonaard e Virginia Woolf

Eppure, alcuni coraggiosi pionieri ci furono eccome! Nomi come Emily Dickinson, Mark Twain, Edgar Allan Poe e Walt Whitman, per esempio, sono ricorsi all’autopubblicazione sotto diverse forme: sottoscrizioni di amici e parenti, filantropia e, nella maggior parte dei casi, autofinanziamento. Addirittura alcuni, insoddisfatti dal loro rapporto con i Big dell’editoria, decisero di fondare una propria casa editrice, come Virginia Woolf, che scelse di autopubblicare capolavori come “Mrs. Dalloway” e “Gita al faro” con la sua Hogarth Press, con sede…nel salotto di casa. Ma prima di lei un’altra risoluta autrice inglese aveva scelto di autofinanziarsi: Jane Austen. Visto il disinteresse dimostrato dalle case editrici dell’epoca per libri poi divenuti classici della letteratura internazionale, come “Emma” e “Ragione e sentimento”, la Austen (saggiamente), li pubblicò a sue spese.

Charles Dickens

E se Charles Dickens, nonostante la condizione di indigenza in cui si trovava all’epoca, scelse di far uscire autonomamente “A Christmas Carol”, Marcel Proust più volte preferì pagare di tasca sua la pubblicazione delle sue opere, piuttosto di continuare a tollerare pesanti ingerenze da parte delle case editrici. In Italia, in tempi più recenti, troviamo i casi di Moravia, che ha pubblicato “Gli indifferenti” o di Italo Svevo, che autofinanziò i suoi primi due romanzi. Ma veniamo al presente: oggi grazie a internet è possibile non solo pubblicare i propri libri a titolo pressoché gratuito, ma anche e soprattutto saggiare preventivamente gli umori del pubblico che forniscono commenti e recensioni praticamente in tempo reale e crearsi così un seguito di fans on line. Ed è proprio ciò che ha decretato il successo di E.L.James, l’autrice di “Cinquanta sfumature di grigio”, il più fulmineo bestseller della storia  e uno dei casi di self publishing più eclatante degli ultimi anni. Appassionata di “Twilight”, l’autrice iniziò a scrivere il primo romanzo sul web, ispirandosi alla famosa saga di vampiri, condendola però con scene di sesso esplicito e scatenando una marea di commenti e reazioni. Ma, come si dice: “basta che se ne parli”. La James scelse quindi di riscrivere il suo romanzo togliendo ogni riferimento a Twilight e di autopubblicarlo, sia come ebook, sia come print-on-demand attraverso una piccola casa editrice digitale australiana. Il libro si diffuse rapidamente, probabilmente, essendo essenzialmente un libro soft porn, anche grazie alla discrezione assicurata dall’acquisto on line e dalla lettura su tablet. Tutto il resto è storia: il romanzo, suddiviso in una trilogia è diventato un fenomeno mondiale, poi pubblicato dalle maggiori case editrici internazionali. Tradotto in 52 lingue, ha venduto in tutto il mondo oltre 125 milioni di copie, battendo il record di Harry Potter. In Italia un caso simile fu quello di Federico Moccia, che nel 1992, quindi in era pre-internet, riuscì a individuare un target preciso per il suo “Tre metri sopra il cielo” e a farlo diventare in poco tempo oggetto di culto, solo attraverso il passa parola. Moccia pubblicò la prima edizione del libro a proprie spese, distribuendone alcune copie tra gli adolescenti romani. In poco tempo divenne introvabile, tanto che pare che una volta esaurite le poche copie a disposizione, circolassero delle fotocopie. A un certo punto, Feltrinelli si accorse di questo fenomeno e, circa dodici anni dopo l’effettivo esordio, pubblicò il romanzo, che vendette oltre due milioni di copie solo in Italia. Sembra chiaro ormai che, come lo stesso Federico Moccia ha dichiarato in una recente intervista: «L’unico giudizio che conta è quello del pubblico».

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